Maria Francesca Talarico

Consulente Assicurativo e Pianificatore Patrimoniale 

Pensione contributiva e pensione retributiva:

conosci la differenza?


CONTRIBUTIVA

La pensione contributiva si conteggia con un metodo che riduce di molto l'assegno pensionistico, essenzialmente perché considera tutti i contributi versati da ciascuno nel corso della vita lavorativa.

Il contesto è più sfavorevole per quelle persone che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, quando la crisi, i contratti di lavoro sempre più precari e i conseguenti vuoti contributivi hanno determinato un abbassamento ulteriore dell'assegno pensionistico.


RETRIBUTIVA

La pensione retributiva si ottiene con un metodo di calcolo basato sugli stipendi percepiti a ridosso del termine della carriera.

Questo comporta un assegno pensionistico che riduce di poco il tenore di vita del pensionato, dal momento che si presume che il termine della carriera lavorativa coincida con la fase in cui il reddito è più elevato per questioni di esperienza e anzianità.


Il sistema contributivo utilizzato per la previdenza italiana non è più il sistema di calcolo di riferimento: per i lavoratori iscritti all’INPS dopo il 31 gennaio 1995,infatti, non è più utilizzato, mentre per gli iscritti prima di quella data è in vigore una fase di transizione.

Il 31 dicembre 1995 è la data che separa i soggetti con pensione totalmente contributiva e quelli con pensione retributiva al 100%.

Ma cosa accade a chi in quella data stava già versando i contributi ed è andato in pensione successivamente?

La transizione viene gestita con il cosiddetto sistema misto:

  • chi, al 31 dicembre 1995, aveva meno di 18 anni di contributi, ottiene un assegno pensionistico calcolato con il retributivo per gli anni fino al 31 dicembre 1995 e il contributivo per gli anni successivi;
  • chi al 31 dicembre 1995 aveva più di 18 anni di contributi, ottiene un assegno pensionistico calcolato con il retributivo per gli anni fino al 31 dicembre 2011 e il contributivo per gli anni successivi.

Compresi quali sono i sistemi di calcolo dell’assegno pensionistico, è possibile ottenerne una simulazione attraverso il servizio La Mia Pensione INPS, che permette di simulare quale sarà presumibilmente la pensione al termine dell'attività lavorativa. 

Il calcolo si basa sulla normativa in vigore e su tre elementi fondamentali: età, storia lavorativa e retribuzione/reddito.

Attraverso il simulatore è possibile:

  • controllare la propria situazione contributiva ed eventualmente segnalare all’INPS se vi sono dei contributi mancanti;
  • conoscere l’anno del pensionamento sulla base della normativa vigente;
  • stimare l’importo dell’assegno pensionistico che si riceverà al momento del ritiro.

L'ho fatto con un lavoratore del settore privato, nato nel 1971, che - conti alla mano - andrà in pensione il 1° luglio del 2040.


Questa persona ha iniziato a lavorare come dipendente nel 1992 pertanto la previsione della pensione viene conteggiata attraverso il sistema retributivo/misto.

Una parte dei contributi accumulati è stata versato dal datore di lavoro, poi dal lavoratore stesso a partire dal 2010, quando è diventato titolare di una impresa.


La proiezione evidenzia una tasso di sostituzione pari al 67,21%.


Una volta in pensione, dunque, questa persona dovrà fare a meno di 526€ al mese e adattare (in peggio!) il proprio tenore di vita.


Ecco perché è indispensabile pensare per tempo ad attivare un Piano Pensionistico Integrativo (PIP) affinché si possa appunto "integrare" la pensione pubblica.


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